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Prime volte, ultime volte. Due voci diverse.. davvero?

Prime volte, ultime volte. Due voci diverse.. davvero?

Ci sono prime volte che vorremmo accadessero altre volte, e ultime volte che vorremmo non arrivassero mai.

Ma ci sono anche prime volte che vorremmo assolutamente evitare, e ultime volte che non vediamo l’ora che arrivino.

 

Vi invito ad ascoltare due canzoni molto diverse tra loro: “L’ultima volta” dei Pinguini Tattici Nucleari e “La prima volta” di Salmo.

Prima di continuare a leggere l’articolo riascoltatele diverse volte e fate passare qualche giorno, poi riprendete la lettura. Osservate le emozioni e i pensieri che arrivano.

 

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Le prime volte hanno un’aura speciale. La prima parola, il primo giorno di scuola, la prima amicizia, il primo amore, la prima moto.. vengono raccontate come se fossero coloratissime e indelebili, impresse nella nostra storia. Altre prime volte invece le viviamo in modo più sfumato, non le ricordiamo, non sono state affatto straordinarie, qualcuna addirittura dolorosa o imbarazzante.. il primo lutto, il primo licenziamento, il primo tradimento, la prima figuraccia davanti ai compagni di classe.

Ciò che le rende uniche non è l’averle raggiunte, l’aver spuntato un’esperienza nella lista delle cose da fare. Ciò che le rende uniche è la loro natura di soglie: momenti in cui varchiamo un confine, scopriamo un pezzo nuovo di noi e del mondo.

Psicologicamente, le prime volte ci parlano della spinta alla crescita, del desiderio di esplorare, della capacità di tollerare la novità e la paura che la accompagna. Parlano però anche di fiducia, lontananza e perdita.

 

Le ultime volte, invece, hanno spesso un sapore diverso. Alcune arrivano in silenzio, senza che ce ne accorgiamo. L’ultima volta che un nonno ci ha dato la paghetta. L’ultima volta che abbiamo abbracciato un amico prima che la vita ci portasse altrove. L’ultima volta che abbiamo fatto una vacanza insieme a qualcuno di importante. Altre ultime volte, al contrario, le attendiamo con impazienza: l’ultimo esame, l’ultimo giorno di un lavoro che non amiamo, l’ultimo giorno di un trasloco.

Dal punto di vista psicologico, potremmo dire che le ultime volte ci mettono davanti al tema del distacco, del confine: lasciare andare, allontanarsi non significa cancellare, scomparire. Non tutte le ultime volte portano con sé assenza, nostalgia o rimpianti; alcune ci liberano, altre ci compiono. A volte può essere sfidante considerare la fine come un nuovo inizio in cui, anche dolorosamente, scopriamo un nuovo pezzo di noi e del mondo. 

 

Le prime e le ultime volte non sono mai solo individuali. Hanno sempre un volto relazionale.

Per un genitore, l’ultima volta che legge una favola della buonanotte può coincidere con la prima volta in cui un figlio si addormenta da solo. Per un figlio, la prima volta che assiste un genitore al pasto può significare la prima esperienza di non autosufficienza di un genitore anziano. Per due amici, la prima confidenza segna l’inizio di una fiducia reciproca, e l’ultima volta che ci si incontra può aprire a nuove relazioni, trasformando ciò che si perde in qualcos’altro.

 

Ogni prima e ogni ultima volta sono intrecci di vite: intergenerazionali, perché parlano del passaggio tra chi cresce e chi accompagna, ma anche interpersonali, perché raccontano le trasformazioni delle relazioni, degli affetti e dei legami che cambiano nel tempo.

 

Nel nostro piccolo potremmo provare a stravolgere l’ordine costituito delle cose che ci fa demonizzare le ultime volte e idealizzare le prime. Nel nostro piccolo potremmo provare ad abitare le nostre “volte” come se fossero una tela bianca da dipingere.

Anche perché ogni inizio e ogni fine portano con sé lo stesso invito: imparare a esserci ogni volta a nostro modo per scoprire ogni volta una nuovo pezzo di noi e del mondo.

 

 

Dott.ssa Ilaria Mariotto per tra.ME

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